Storia

Laboratori di pratica

La traduzione della parola giapponese “shiatsu” è Shi = dito e Atsu= pressione ossia “premere con le dita”. Questa parola è recente, mentre la pratica dello shiatsu ha radici antiche, risale all’India; si dice che le arti marziali e le forme di massaggio furono portate dall’India alla Cina grazie a Bodhidharma, (monaco buddista che è considerato il primo patriarca della tradizione Zen) nel 600 dC per poi avere una successiva diffusione dalla Cina al Giappone.

 

Gli inizi
Trattamento Zen ShiatsuLa conoscenza delle arti manipolatorie in Giappone è avvenuta grazie ai monaci buddisti che nei loro viaggi furono spesso portatori di cultura; diffusero queste tecniche insieme ai principi della medicina cinese. In seguito queste terapie manuali vennero elevate a vera e propria arte, vissute con quella stessa attenzione e dedizione con cui lo “stile giapponese” si manifesta in tutte le proprie arti. Questa arte, in Giappone, continuò a diffondersi nei secoli, salvo avere una battuta d’arresto alla fine della seconda guerra mondiale, quando, a seguito dell’occupazione americana, venne represso tutto il patrimonio culturale ed artistico giapponese e vennero regolarizzate in altri termini le pratiche legate ad aspetti curativi ed estetici, ivi comprese le tecniche manipolatorie. Sino al quel momento queste pratiche erano considerate sullo stesso piano: pratiche terapeutiche, erboristeria, massaggi. La situazione, alla luce dei nuovi divieti, vedeva professionisti impossibilitati a lavorare in quanto avrebbero dovuto essere in possesso di una regolare licenza, che prevedeva il ritorno agli studi, così come i non vedenti, (che erano i principali operatori del massaggio Anma) si trovarono nella condizione di non poter più provvedere al loro sostentamento. Per aggirare questo ostacolo, i terapisti, diedero un nuovo nome alla loro tecnica, la chiamarono shiatsu.

 

Shiatsu
medico-2Questa nuova parola non comparendo nell’elenco precedentemente stilato, non prevedeva obbligo di licenza.
Fu nel 1955 che il governo giapponese riconobbe una nuova normativa che definiva lo shiatsu in maniera autonoma e distinta rispetto alle altre tecniche: “La shiatsuterapia è una forma di manipolazione che si esercita con i pollici, le altre dita e i palmi delle mani senza l’ausilio di strumenti, meccanici o d’altro genere.
Consiste nella pressione sulla cute intesa a correggere le disfunzioni interne, a migliorare e a conservare lo stato di salute o a trattare malattie specifiche”.
Attualmente sono due le correnti principali dello Shiatsu, che prendono nomi dai loro maestri: Namikoshi e Masunaga (chiamato anche Zen Shiatsu o Stile Iokai).
Chi portò al riconoscimento dello shiatsu da parte del Ministero della Sanità giapponese nel 1955, fu Toru Namikoshi; la sua scuola diventò lo shiatsu ufficiale. Il suo approccio è legato al sintomo della persona, ed è in direzione del sintomo il lavoro che viene applicato, di digitopressione, sugli agopunti. La localizzazione dei punti avviene in base alla locazione anatomica, avvalendosi di terminologie mediche occidentali.

Shizuto Masunaga
MasunagaDopo essere stato per un periodo direttore dell’Istituto Namikoshi, Shizuto Masunaga creò una scuola a parte, o Iokai Shiatsu Center. Approfondì le tecniche dello shiatsu, inserì dei profondi cambiamenti; una serie di approcci che fino a quel momento non erano legati allo shiatsu: inserì il termine “riequilibrio energetico”, parlando di shiatsu legato all’energia, dove il riferimento fino a quel momento era stata la parola “digitopressione”, dando assoluto rilievo all’intero percorso dei meridiani energetici rispetto ai punti; Masunaga aveva una visione unica della persona, nel suo completo aspetto di corpo-mente-spirito.
Questa nuova impostazione dello shiatsu, basata sull’entrare in relazione, sull’ascolto ed un contatto profondo con l’essere, che richiedeva innanzitutto un lavoro su stessi, decretò il successo di Masunaga rispetto allo stile Namikoshi nella diffusione del suo metodo in occidente.